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	<title>Anna Maria Corradini &#187; Vi parlo di&#8230;</title>
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		<title>Vito Cascio Ferro: la sua ascesa criminale</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2018 07:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Corradini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In seguito all&#8217;arrivo dell&#8217;esercito mandato da Crispi per sgominare i fasci e reprimere ogni rivolta, dopo l&#8217;editto del commissario straordinario Morra di Lavriano che mise al bando per sempre quelle forme associative, si rifugiò in Tunisia. Passato il momento di pericolo, ritornato in Sicilia, incominciò la sua ascesa nel mondo della criminalità organizzata, come annota Ceola nella sua relazione conclusiva indirizzata al Presidente della Sezione di Accusa. Il fascicolo dei suoi reati è quanto di più complesso e confusionario si possa immaginare. Tra le carte ingiallite è possibile leggere le accuse più diverse: lesioni, bancarotta, oltraggio, minacce contro la polizia, incendio doloso, estorsione, concorso nel rapimento di Clorinda Peritelli baronessa di Valpetrosa; per continuare negli anni Venti, con l&#8217;associazione per delinquere e condanna del Tribunale di Sciacca a nove anni di reclusione ed a due di sorveglianza speciale. A tutto questo si devono aggiungere i suoi precedenti, di cui si... <a href="https://www.annamariacorradini.it/vi-parlo-di/vito-cascio-ferro-la-sua-ascesa-criminale/688/" class="leggi-tutto">leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In seguito all&#8217;arrivo dell&#8217;esercito mandato da Crispi per sgominare i fasci e reprimere ogni rivolta, dopo l&#8217;editto del commissario straordinario Morra di Lavriano che mise al bando per sempre quelle forme associative, si rifugiò in Tunisia. Passato il momento di pericolo, ritornato in Sicilia, incominciò la sua ascesa nel mondo della criminalità organizzata, come annota Ceola nella sua relazione conclusiva indirizzata al Presidente della Sezione di Accusa. Il fascicolo dei suoi reati è quanto di più complesso e confusionario si possa immaginare. Tra le carte ingiallite è possibile leggere le accuse più diverse: lesioni, bancarotta, oltraggio, minacce contro la polizia, incendio doloso, estorsione, concorso nel rapimento di Clorinda Peritelli baronessa di Valpetrosa; per continuare negli anni Venti, con l&#8217;associazione per delinquere e condanna del Tribunale di Sciacca a nove anni di reclusione ed a due di sorveglianza speciale. A tutto questo si devono aggiungere i suoi precedenti, di cui si è parlato, relativi al periodo in cui partecipò ai movimenti dei fasci come anarchico. Egli riuscì ad essere capo mafia di Bisacquino, Campofiorito, Corleone, Contessa Entellina, Chiusa Sclafani, Burgio e Villafranca Sicula. Da non dimenticare la parentesi americana di qualche anno, durante la quale riuscì a raggiungere i posti di comando della malavita italoamericana. Era considerato il padrino per eccellenza, uomo d’ “onore&#8221;, diverso da tutti quelli che lo avevano preceduto, in quanto rispettato e temuto, anche perché sicuramente più colto e carismatico dei suoi amici, rozzi e ignoranti. Egli si presentava bene all&#8217;occhio estraneo: dai modi raffinati, elegante, di statura alta, snello, di bella presenza, non aveva nulla a che spartire con gli altri capi mafia. Frequentava la buona società appartenente al mondo politico, all&#8217;aristocrazia, alla borghesia altolocata. Conduceva una vita dispendiosa, vivendo con larghi mezzi finanziari. Il suo nome a New York, era molto noto e tenuto in considerazione, come pure in Sicilia. Il suo intento era quello di creare un collegamento forte e duraturo, fino ad allora mai realizzato completamente, tra la mafia siciliana e quella americana.</p>
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		<title>Intervista a Vito Cascio Ferro: Seconda parte</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2018 07:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Corradini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[G: Giornalista V:Vito CascioFerro G &#8211; Il Questore Ceola, responsabile delle indagini a Palermo, in un resoconto dettagliato inviato al presidente della Sezione di Accusa di Palermo annota una serie di lettere anonime provenienti anche da New York che lo accusano di essere il mandante dell&#8217;omicidio assieme ad altri pregiudicati tutti arrestati e poi assolti per insufficienza di prove in istruttoria. Tra queste ve ne è una molto singolare. Eccola &#8220;New York 14 marzo 1909. Illustrissimo Signor Questore. Su voi cade la responsabilità dell’assassinio del povero Petrosino, perchè voi sapendo la sua alta missione, non lo faceste mai accompagnare dai vostri dipendenti. Così si sarebbe evitato una così immensa catastrofe. In ogni modo cosa fatta capo a; solo voglio dirvi che organizzatori di tale assassinio furono: Giuseppe Morello, capo mafia e capo della Mano Nera oggi a New York; Giuseppe Fontana capo mafia ed autore dell’assassinio di Notarbartolo; Ignazio Milone... <a href="https://www.annamariacorradini.it/vi-parlo-di/intervista-a-vito-cascio-ferro-seconda-parte/702/" class="leggi-tutto">leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>G: Giornalista</p>
<p>V:Vito CascioFerro</p>
<p>G &#8211; Il Questore Ceola, responsabile delle indagini a Palermo, in un resoconto dettagliato inviato al presidente della Sezione di Accusa di Palermo annota una serie di lettere anonime provenienti anche da New York che lo accusano di essere il mandante dell&#8217;omicidio assieme ad altri pregiudicati tutti arrestati e poi assolti per insufficienza di prove in istruttoria. Tra queste ve ne è una molto singolare. Eccola &#8220;New York 14 marzo 1909. Illustrissimo Signor Questore. Su voi cade la responsabilità dell’assassinio del povero Petrosino, perchè voi sapendo la sua alta missione, non lo faceste mai accompagnare dai vostri dipendenti. Così si sarebbe evitato una così immensa catastrofe. In ogni modo cosa fatta capo a; solo voglio dirvi che organizzatori di tale assassinio furono: Giuseppe Morello, capo mafia e capo della Mano Nera oggi a New York; Giuseppe Fontana capo mafia ed autore dell’assassinio di Notarbartolo; Ignazio Milone capo mafia; Pietro Inzerillo capo mafia; Giovanni Pecoraro capo mafia; i fratelli Terranova, fratellastri di Giuseppe Morello pure oggi a New York e tutti pericolosissimi. L’incarico fu dato al loro collega Vito Cascio Ferro di Bisacquino che il Petrosino era desideroso arrestare e ne portava sempre addosso la fotografia. Ciò è quanto posso dirvi. Segretezza e non altro. Un onesto Siciliano&#8221; Come può constatare si tratta di qualcuno che la conosce bene a quanto sembra.</p>
<p>V &#8211; Non si può dare credito ad una lettera anonima. Sa, per la mia posizione, io ho tanti nemici anche negli Stati Uniti, gente che si vuole vendicare, perché forse non ha ricevuto i favori che si aspettava. Lei deve comprendere che nella mia vasta cerchia di amicizie e conoscenze non si escludono nemici e detrattori.</p>
<p>G &#8211; Eppure l&#8217;anonimo insiste scrivendo ancora al questore un&#8217;altra lettera ricca di particolari, dove vengono nominati molti degli inquisiti e il suo nome viene ripetuto.‘New York 18 marzo 1909. Signor Questore, Vi confermo la mia raccomandata di giorni or sono. Badate che la congiura di assassinare il povero Petrosino fu tenuta a New York e fu mandato l’incarico di assassinarlo a Vito Cascio Ferro di Bisacquino ed ad Ignazio Lupo di Palermo, molto conosciuto dalla Polizia di New York. Questi due delinquenti erano implacabili nemici di Petrosino e furono il terrore di New York. Nessuno partì da qui, statene per certo. Il complotto fu ordito a New York e dai principali delinquenti. Questi due delinquenti erano implacabili nemici di Petrosino e furono il terrore di New York&#8221;</p>
<p>V &#8211; Non bisogna dare credito alle lettere anonime, ripeto, sono sempre ingannevoli e pericolose. Chiunque potrebbe scrivere qualcosa per vendicarsi, la vendetta è una brutta bestia che a volte crea danni irreparabili. Mi rifiuto di rispondere su simili illazioni senza fondamento.</p>
<p>G &#8211;  Lei conosceva Petrosino?</p>
<p>V &#8211; Sì lo avevo conosciuto in America. A proposito del delitto Madonia, che fece molto scalpore a New York.<br />
[…]</p>
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		<title>Le interviste impossibili: &#8220;Vito Cascio Ferro e Joe Petrosino”</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jun 2018 08:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Corradini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Il volume si basa su due interviste parallele a Vito Cascio Ferro, il padrino di Cosa Nostra, presunto assassino del poliziotto italo americano Joe Petrosino, ucciso a Palermo il 12 marzo del 1909, e a Joe Petrosino. La prima si immagina realizzata dopo subito dopo l’emissione della sentenza nel 1911 che assolse tutti gli imputati, quella di Petrosino il giorno prima del suo omicidio avvenuto il 12 marzo del 1909. La parola al carnefice e alla vittima con domande e risposte serrate, dove il filo conduttore rimane il mistero di un omicidio che non avrà mai una soluzione definitiva. La descrizione dei luoghi, dei personaggi e dei contenuti di domande e risposte si basa esclusivamente su fonti documentarie e sul dossier delle indagini svolte e della stampa che si occupò del caso all’epoca. Vito Cascio Ferro è il personaggio a cui si ispirò... <a href="https://www.annamariacorradini.it/vi-parlo-di/le-interviste-impossibili-vito-cascio-ferro-e-joe-petrosino/609/" class="leggi-tutto">leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img class="  wp-image-610 alignleft" src="http://www.annamariacorradini.it/wp-content/uploads/2017/07/Schermata-2017-07-17-alle-10.13.22.png" alt="Schermata 2017-07-17 alle 10.13.22" width="189" height="281" /></p>
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<p>Il volume si basa su due interviste parallele a Vito Cascio Ferro, il padrino di Cosa Nostra, presunto assassino del poliziotto italo americano Joe Petrosino, ucciso a Palermo il 12 marzo del 1909, e a Joe Petrosino. La prima si immagina realizzata dopo subito dopo l’emissione della sentenza nel 1911 che assolse tutti gli imputati, quella di Petrosino il giorno prima del suo omicidio avvenuto il 12 marzo del 1909. La parola al carnefice e alla vittima con domande e risposte serrate, dove il filo conduttore rimane il mistero di un omicidio che non avrà mai una soluzione definitiva. La descrizione dei luoghi, dei personaggi e dei contenuti di domande e risposte si basa esclusivamente su fonti documentarie e sul dossier delle indagini svolte e della stampa che si occupò del caso all’epoca. Vito Cascio Ferro è il personaggio a cui si ispirò nel suo libro “Il Padrino” lo scrittore Mario Puzo, da cui è stata tratta la famosa trilogia cinematografica “Il Padrino” per la regia di Francis Ford Coppola.</p>
<p>Il testo si può considerare una cronaca giornalistica immaginaria, che trae spunti concreti da fatti realmente accaduti e documentati. Un omicidio che sconvolse l’opinione pubblica mondiale e che nel giugno del 2014 è ritornato alla ribalta quando sono stati arrestati alcuni malavitosi a Palermo. Uno di questi, Domenico Palazzotto si vanta in un’intercettazione telefonica che uno zio di suo padre, Paolo Palazzotto, aveva ucciso Joe Petrosino su mandato del boss Vito Cascio Ferro nel 1909. Palazzotto fu uno dei principali indagati, ma fu rilasciato per mancanza di prove. Che fosse lui uno dei killer o il killer, ha un’importanza secondaria. Quello che emerge dalle indagini e dai documenti e’ ben altro. Lo raccontano in questo testo Vito Cascio Ferro e Joe Petrosino.</p>
<p>Se siete curiosi di sapere come andrà a finire, la storia continua qui:</p>
<p><a href="http://www.gebonanno.com/it/scheda_libro.php?id=2145">http://www.gebonanno.com/it/scheda_libro.php?id=2145</a></p>
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		<title>Le capacità investigative di Joe Petrosino: la sua ascesa</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 06:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Corradini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Petrosino lavorò alacremente raggiungendo sempre successi, ma la sua carriera subì una svolta fondamentale con il famoso caso dell&#8217; &#8220;uomo nel barile”. Nel 1903 in un barile fu ritrovato il cadavere di un uomo ucciso a coltellate, con gli organi genitali in bocca. Non si conosceva chi fosse il morto. Il caso fu affidato a Petrosino, considerato uno dei migliori investigatori. Egli accettò con entusiasmo l’incarico. Attraverso una serie di prove e indizi riuscì a risalire all’identita’ della vittima, al luogo dove era stato compiuto il delitto e anche agli autori, tutti italiani emigrati in America che avevano costituito un’associazione a delinquere il cui capo era considerato Vito Cascio Ferro, potente boss della malavita. Anche se i presunti colpevoli furono arrestati, vennero presto scarcerati su cauzione, infine prosciolti per mancanza di prove. In breve tempo divenne sergente e poi luogotenente. I suoi successi furono molteplici; era un uomo che... <a href="https://www.annamariacorradini.it/vi-parlo-di/le-capacita-investigative-di-joe-petrosino-la-sua-ascesa/651/" class="leggi-tutto">leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.annamariacorradini.it/wp-content/uploads/2017/07/Schermata-2017-07-17-alle-10.13.22.png"><img class=" size-full wp-image-610 aligncenter" src="http://www.annamariacorradini.it/wp-content/uploads/2017/07/Schermata-2017-07-17-alle-10.13.22.png" alt="Schermata 2017-07-17 alle 10.13.22" width="144" height="214" /></a></p>
<p>Petrosino lavorò alacremente raggiungendo sempre successi, ma la sua carriera subì una svolta fondamentale con il famoso caso dell&#8217; &#8220;uomo nel barile”.<br />
Nel 1903 in un barile fu ritrovato il cadavere di un uomo ucciso a coltellate, con gli organi genitali in bocca. Non si conosceva chi fosse il morto. Il caso fu affidato a Petrosino, considerato uno dei migliori investigatori. Egli accettò con entusiasmo l’incarico. Attraverso una serie di prove e indizi riuscì a risalire all’identita’ della vittima, al luogo dove era stato compiuto il delitto e anche agli autori, tutti italiani emigrati in America che avevano costituito un’associazione a delinquere il cui capo era considerato Vito Cascio Ferro, potente boss della malavita. Anche se i presunti colpevoli furono arrestati, vennero presto scarcerati su cauzione, infine prosciolti per mancanza di prove.<br />
In breve tempo divenne sergente e poi luogotenente. I suoi successi furono molteplici; era un uomo che non andava tanto per il sottile nel trattare con i criminali. I superiori tolleravano i suoi metodi non molto morbidi, lasciandogli libertà di manovra nel corso degli arresti.<br />
Spesso era stato ferito durante le colluttazioni con gli arrestati, ma, essendo provvisto di una corporatura solida e forte, difficilmente veniva sopraffatto dagli avversari negli scontri corpo a corpo. Era dotato di notevole forza fisica, di grande coraggio e determinazione. In una sola occasione il suo intuito e le sue ipotesi furono sottovalutate.</p>
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		<title>Joe Petrosino arriva a Palermo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 07:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Corradini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si imbarcò alla volta di Palermo con il postale Colombo. Arrivò nel capoluogo siciliano il 28 febbraio; prese alloggio all&#8217;Hotel de France alla camera n. 16 in piazza Marina, sempre sotto falso nome. Tutti i movimenti di Petrosino a partire da quella data sono ricostruibili dalle lettere scritte dal poliziotto, dal dossier contenente i rapporti del prefetto, del questore e dei funzionari di polizia di Palermo. Un’altra fonte preziosa di informazione è riferibile alla stampa locale, che pubblicò una vasta gamma di articoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si imbarcò alla volta di Palermo con il postale Colombo. Arrivò nel capoluogo siciliano il 28 febbraio; prese alloggio all&#8217;Hotel de France alla camera n. 16 in piazza Marina, sempre sotto falso nome. Tutti i movimenti di Petrosino a partire da quella data sono ricostruibili dalle lettere scritte dal poliziotto, dal dossier contenente i rapporti del prefetto, del questore e dei funzionari di polizia di Palermo. Un’altra fonte preziosa di informazione è riferibile alla stampa locale, che pubblicò una vasta gamma di articoli.</p>
<p><a href="http://www.annamariacorradini.it/wp-content/uploads/2017/07/Schermata-2017-07-17-alle-10.13.22.png"><img class="alignnone size-full wp-image-610" src="http://www.annamariacorradini.it/wp-content/uploads/2017/07/Schermata-2017-07-17-alle-10.13.22.png" alt="Schermata 2017-07-17 alle 10.13.22" width="144" height="214" /></a></p>
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		<title>Il viaggio di Petrosino verso l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2018 14:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Corradini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Egli partì il 9 febbraio del 1909 con il piroscafo Duca di Genova alla volta dell&#8217;Italia, lasciandosi alle spalle la moglie e la figlia di pochi mesi. Si imbarcò sotto falso nome. Fu una traversata molto tormentata, sia per il mal di mare di cui Petrosino soffriva, sia per il forzato distacco dai suoi cari. Egli viaggiò in prima classe ospitato nella cabina n. 10. Giunto a Genova il 21 febbraio, si affrettò a prendere un treno per Roma. Era in incognito, ma la sua partenza e gli scopi della sua missione erano già sulla bocca di tutti, in quanto il 20 febbraio del 1909 il New York Herald pubblicò la notizia diffusa dallo stesso Bingham, che il tenente Joe Petrosino era partito alla volta dell&#8217;Italia e precisamente per la Sicilia, con l&#8217;intento di prendere informazioni sui criminali italiani residenti negli USA. La missione dunque non era più un fatto... <a href="https://www.annamariacorradini.it/vi-parlo-di/il-viaggio-di-petrosino-verso-litalia/661/" class="leggi-tutto">leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Egli partì il 9 febbraio del 1909 con il piroscafo Duca di Genova alla volta dell&#8217;Italia, lasciandosi alle spalle la moglie e la figlia di pochi mesi. Si imbarcò sotto falso nome. Fu una traversata molto tormentata, sia per il mal di mare di cui Petrosino soffriva, sia per il forzato distacco dai suoi cari.</p>
<p>Egli viaggiò in prima classe ospitato nella cabina n. 10. Giunto a Genova il 21 febbraio, si affrettò a prendere un treno per Roma. Era in incognito, ma la sua partenza e gli scopi della sua missione erano già sulla bocca di tutti, in quanto il 20 febbraio del 1909 il New York Herald pubblicò la notizia diffusa dallo stesso Bingham, che il tenente Joe Petrosino era partito alla volta dell&#8217;Italia e precisamente per la Sicilia, con l&#8217;intento di prendere informazioni sui criminali italiani residenti negli USA.</p>
<p>La missione dunque non era più un fatto riservato del servizio segreto, ma era diventato di dominio pubblico, cosa che influì negativamente sull&#8217;andamento dell&#8217;inchiesta. La notizia fu ripresa dall&#8217;edizione parigina dello stesso giornale che ne fece ampia pubblicità: ormai le informazioni erano state rese note anche ai criminali in Italia, che avevano forti agganci con quelli residenti a New York.</p>
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		<title>Il nemico di Joe Petrosino: Vito Cascio Ferro</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2018 07:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Corradini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vito Cascio Ferro era nato a Palermo nel 1862. Il padre, Accursio era campiere dei baroni Inglese, motivo per cui si era trasferito a Bisacquino dove si occupava della tenuta di Santa Maria del Bosco. Molto giovane aveva sposato la maestra elementare Brigida Giaccone che gli insegnò a leggere e scrivere. All&#8217;inizio si era occupato di attività di compravendite per conto del barone Inglese. Le sue passioni erano il gioco delle carte e le donne. Singolare fu la sua partecipazione al movimento dei fasci siciliani, quando addirittura risulta schedato come anarchico.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vito Cascio Ferro era nato a Palermo nel 1862. Il padre, Accursio era campiere dei baroni Inglese, motivo per cui si era trasferito a Bisacquino dove si occupava della tenuta di Santa Maria del Bosco. Molto giovane aveva sposato la maestra elementare Brigida Giaccone che gli insegnò a leggere e scrivere. All&#8217;inizio si era occupato di attività di compravendite per conto del barone Inglese. Le sue passioni erano il gioco delle carte e le donne. Singolare fu la sua partecipazione al movimento dei fasci siciliani, quando addirittura risulta schedato come anarchico.</p>
<p><a href="http://www.annamariacorradini.it/wp-content/uploads/2017/07/Schermata-2017-07-17-alle-10.13.22.png"><img class=" size-full wp-image-610 alignleft" src="http://www.annamariacorradini.it/wp-content/uploads/2017/07/Schermata-2017-07-17-alle-10.13.22.png" alt="Schermata 2017-07-17 alle 10.13.22" width="144" height="214" /></a></p>
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		<title>La Biografia di Joe Petrosino</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2018 08:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Corradini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Joe Petrosino nacque a Padula, in provincia di Salerno, il 30 agosto 1860. Il padre Prospero, di mestiere sarto, conduceva un’esistenza dignitosa nel piccolo centro campano. Si era sposato due volte e aveva avuto sei figli, dei quali Giuseppe, detto Joe, era il primogenito Nel 1873 tutta la famiglia emigrò in America, dove il padre, sistematosi a New York, continuò a fare il sarto. Qui il giovanissimo Joe si adattò ad esercitare svariati lavori, come il lustrascarpe. Durante l’adolescenza ebbe modo di conoscere l’ambiente che lo circondava, imparando e assimilando usi e costumi del posto. Prese dimestichezza subito con la lingua inglese, a differenza di molti altri connazionali, che stentavano ad adattarsi a parlare un idioma così diverso dall’italiano e dai dialetti regionali, perfezionando la pronuncia alla scuola serale. Intraprendente e pieno di iniziative, riuscì ad inserirsi perfettamente nella società americana.Un caso più unico che raro di integrazione sociale da... <a href="https://www.annamariacorradini.it/vi-parlo-di/la-biografia-di-joe-petrosino/638/" class="leggi-tutto">leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.annamariacorradini.it/wp-content/uploads/2017/07/Schermata-2017-07-17-alle-10.13.22.png"><img class="alignnone size-full wp-image-610" src="http://www.annamariacorradini.it/wp-content/uploads/2017/07/Schermata-2017-07-17-alle-10.13.22.png" alt="Schermata 2017-07-17 alle 10.13.22" width="144" height="214" /></a></div>
<div>Joe Petrosino nacque a Padula, in provincia di Salerno, il 30 agosto 1860. Il padre Prospero, di mestiere sarto, conduceva un’esistenza dignitosa nel piccolo centro campano. Si era sposato due volte e aveva avuto sei figli, dei quali Giuseppe, detto Joe, era il primogenito</div>
<div>Nel 1873 tutta la famiglia emigrò in America, dove il padre, sistematosi a New York, continuò a fare il sarto.</div>
<div>Qui il giovanissimo Joe si adattò ad esercitare svariati lavori, come il lustrascarpe. Durante l’adolescenza ebbe modo di conoscere l’ambiente che lo circondava, imparando e assimilando usi e costumi del posto. Prese dimestichezza subito con la lingua inglese, a differenza di molti altri connazionali, che stentavano ad adattarsi a parlare un idioma così diverso dall’italiano e dai dialetti regionali, perfezionando la pronuncia alla scuola serale. Intraprendente e pieno di iniziative, riuscì ad inserirsi perfettamente nella società americana.Un caso più unico che raro di integrazione sociale da parte di un emigrante italiano a cavallo tra in secolo XIX e i primi del XX.</div>
<div>La sua aspirazione era quella di entrare a far parte del corpo di polizia, sogno che realizzò per la sua perseveranza e per una serie di circostanze favorevoli.</div>
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		<title>Un omicidio organizzato in America ed eseguito a Palermo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2018 08:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Corradini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Vi parlo di...]]></category>

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		<description><![CDATA[NEW YORK: Ha appena lasciato la soleggiata città di Palermo e attraversato l’Oceano Atlantico per giungere a New York, portando con sé in valigia l’emblematica storia di un personaggio tanto datata nel tempo quanto affascinante. Annamaria Corradini, originaria di Enna, laureata in lettere classiche la responsabile dell’Archivio storico e della Biblioteca della Provincia di Palermo, spazi in cui ama perdersi per riportare alla luce vicende e personaggi dimenticati. Molte le monografie scritte da Corradini spulciando antichi documenti. In ognuna racconta storie spesso impolverate dal passare del tempo come quella di Joe Petrosino che ha racchiuso in un libro dal titolo “L’omicidio di Joe Petrosino, misteri e rivelazioni” . La storia di Joe Petrosino è molto conosciuta e vissuta con sensibilità nella città di New York. Un agente di polizia italo americano che nei primi anni del Novecento si contraddistinse per la sua lotta all’ organizzazione di matrice mafiosa che imperava a Little Italy denominata “Mano Nera”.... <a href="https://www.annamariacorradini.it/vi-parlo-di/un-omicidio-organizzato-in-america-ed-eseguito-a-palermo-2/472/" class="leggi-tutto">leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignnone size-medium wp-image-632" src="http://www.annamariacorradini.it/wp-content/uploads/2015/05/ANTONELLO-AURIGEMMA-11-300x300.png" alt="ANTONELLO AURIGEMMA-11" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: left;">NEW YORK: Ha appena lasciato la soleggiata città di Palermo e attraversato l’Oceano Atlantico per giungere a New York, portando con sé in valigia l’emblematica storia di un personaggio tanto datata nel tempo quanto affascinante. Annamaria Corradini, originaria di Enna, laureata in lettere classiche la responsabile dell’Archivio storico e della Biblioteca della Provincia di Palermo, spazi in cui ama perdersi per riportare alla luce vicende e personaggi dimenticati. Molte le monografie scritte da Corradini spulciando antichi documenti. In ognuna racconta storie spesso impolverate dal passare del tempo come quella di Joe Petrosino che ha racchiuso in un libro dal titolo “L’omicidio di Joe Petrosino, misteri e rivelazioni” .</p>
<p style="text-align: left;">La storia di Joe Petrosino è molto conosciuta e vissuta con sensibilità nella città di New York. Un agente di polizia italo americano che nei primi anni del Novecento si contraddistinse per la sua lotta all’ organizzazione di matrice mafiosa che imperava a Little Italy denominata “Mano Nera”.<br />
Uno scenario cittadino dove dilagavano estorsioni ed omicidi a danno degli immigrati italiani i quali si trovavano a vivere in condizioni economiche precarie e quindi erano facile preda di una organizzazione criminale che oramai era diventata una emergenza sociale da risolvere al più presto.<br />
Ecco che fu l’allora assessore alla Polizia Theodore Roosevelt – successivamente eletto Presidente degli Stati Uniti – a nominare Joe Petrosino al vertice di una squadra di poliziotti con l’arduo scopo di debellare la diffusa illegalità dove trovava man forte l’organizzazione mafiosa.<br />
Un uomo a totale servizio della Stato che con il suo grande fiuto investigativo e i suoi metodi operativi, forse poco ortodossi ma efficaci, riuscì ad imprimere duri colpi alla Mano Nera americana. Sapeva però che, per estirparla, bisognava indagare sui rapporti che intercorrevano tra essa e l’Italia, paese in cui era nato.<br />
È per questo nobile motivo che Joe Petrosino, una volta promosso tenente del New York Police Department, decise di scendere in Sicilia per una missione che nessuno avrebbe dovuto conoscere ma che invece fu nota a coloro che, approfittando del suo arrivo, gli tesero un agguato mortale nella frequentata piazza Marina di Palermo. Trattasi di fatti che la scrittrice siciliana Annamaria Corradini cerca di spiegare rispondendo ad alcune domande poste da “La Voce”:</p>
<p style="text-align: left;">- Dott.ssaCorradini, lei negli anni ha avuto modo di scrivere diverse monografie. Com’è nato il suo interesse</p>
<p style="text-align: left;">per la storia di Joe Petrosino?</p>
<p style="text-align: left;">- L’interesse per tale storia è stato casuale in quanto faceva parte del lavoro che svolgevo come responsabile dell’Archivio Storico presso la Provincia di Palermo. Su incarico dell’amministrazione provinciale ho effettuata una minuziosa ricerca di fonti presso tale archivio e, tra i tanti faldoni di carta, ho trovato anche l’intero dossier riguardante l’inchiesta sulla uccisione di Joe Petrosino. Da qui è partito il mio lavoro da cui sono nate due edizioni, l’ultima della quale a completamento della prima.Si tratta di un libro d’inchiesta che si fonda esclusivamente su atti processuali e articoli di stampa di quel periodo”.</p>
<p style="text-align: left;">- Cosa voleva scoprire l’agente italo-americano nel capoluogo siciliano?</p>
<p style="text-align: left;">- Voleva scoprire ufficialmente i legami che intercorrevano tra la Mano Nera americana e la mafia siciliana, con la particolarità che Joe Petrosino portò avanti tale missione in Sicilia con piena autonomia e con la massima segretezza, tanto da rifiutare l’aiuto degli inquirenti e delle forze di polizia del capoluogo siciliano. Dietro questa sua diffidenza si celava naturalmente il timoredi eventuali accordi segreti tra pezzi deviati dello Stato e la criminalità, accordi che avrebbero potuto intralciare la sua missione. Nonostante ciò, Joe Petrosino fu vittima di una trappola omicida di cui si conosce l’esecutore materiale ma non il mandante. Una fuga di notizie circa la sua venuta a Palermo che pone ancora oggi degli interrogativi.</p>
<p style="text-align: left;">- Qualcuno potrebbe facilmente obiettare: com’è possibile che un uomo scaltro ed esperto come Joe Petrosino sia caduto in una trappola omicida, costituita dalla sua venuta a Palermo? &#8211; Joe Petrosino doveva necessariamente fidarsi di qualche suo stretto collaboratore da cui è stato, a rigor di logica, tradito. Vi sono diversi elementi fattuali che depongono in tal senso. Occorre sottolineare cheJoe Petrosino era disarmato la sera in cui fu ucciso, a riprova del fatto che si trovava con persone di cui poteva fidarsi. La sua arma fu ritrovata nella stanza in cui alloggiava. Sebbene sia ormai provato che l’omicidio fu organizzato a Palermo dal boss Cascio Ferro, rimangono perplessità su come l’organizzazione mafiosa sia venuta in possesso di preziose informazioni, degne di segreto investigativo, che riguardavano gli ultimi spostamenti in Italia del poliziotto italo americano.</p>
<p style="text-align: left;">- Non vede delle similitudini con le storie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Corsi e ricorsi storici? Nulla è cambiato rispetto a prima? &#8211; Si, vi sono delle similitudini che appaiono ancor più visibili se teniamo conto dell’attuale inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia la quale deve trovare ancora una sua conclusione. Anche se va evidenziato che il sistema di informazioni e di contatti di allora, ossia agli inizi del novecento, era ben diverso da quello attuale, tale da richiedere un piano operativo omicida organizzato nei minimi dettagli.</p>
<p style="text-align: left;">- Con lo sguardo di una scrittrice da inchiesta, come vede oggi il fenomeno mafioso? Possiamo parlare di un fenomeno che da sempre, e forse ancora oggi, opera su di un contesto internazionale?</p>
<p style="text-align: left;">- Si, il fenomeno mafioso opera oramai su una dimensione internazionale, tanto da essere un organizzazione che travalica facilmente i confini nazionali al solo scopo di fare soldi. Non per altro, grazie a questa sua impronta internazionale l’organizzazione mafiosa vanta un patrimonio alquanto rilevante. Pertanto, ritengo che altrettanto connotata da internazionalità deve essere la risposta per fronteggiare questa organizzazione.É necessario costruire un coordinamento tra gli organi investigativi delle nazioni interessate.</p>
<p style="text-align: left;">L’appassionante libro di Annamaria Corradini può essere acquistato online: <a href="http://www.annamariacorradini.it/en/prodotto/the-murder-of-joe-petrosino-mysteries-and-revelations/">acquista la copia digitale</a></p>
<p style="text-align: left;">Per leggere articolo originale  <a href="http://voce.com.ve/wp-content/uploads/2015/05/14-MAGGIO-20151.pdf#page=2">clicca qui</a></p>
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		<title>Antonio Salinas: il direttore</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Feb 2018 09:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Corradini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una lettera aperta scritta di pugno da Antonino Salinas, allora direttore in carica del museo Nazionale di Palermo, fu pubblicata sul quotidiano locale cittadino nel lontano dicembre del 1876. L’esimio professore ringraziava l’abate Isidoro Fiorino per aver donato al museo palermitano dei manufatti antichi, che aveva trovato nella sua villa nel comune di Isnello. La lettera datata 24 dicembre 1876, viene riportata integralmente: “Il sottoscritto compie il debito di significare alla S.V. Ill.ma i suoi ringraziamenti pel dono fatto a questo Museo, di una piccola pietra polita con buco nella parte superiore, dalla S.V. rinvenuta sul suolo nella sua Villa Baronia, Comune di Isnello, e di una pierreale di argento di Giovanni d’Aragona. Questo Istituto intento a raccogliere i monumenti dell’arte, non può trascurare di mettere assieme una classe di oggetti che van ritenuti tra i primi prodotti dell’industria umana. A tal fine si è incominciata una collezione dove figurano... <a href="https://www.annamariacorradini.it/vi-parlo-di/antonio-salinas-il-direttore/787/" class="leggi-tutto">leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una lettera aperta scritta di pugno da Antonino Salinas, allora direttore in carica del museo Nazionale di Palermo, fu pubblicata sul quotidiano locale cittadino nel lontano dicembre del 1876. L’esimio professore ringraziava l’abate Isidoro Fiorino per aver donato al museo palermitano dei manufatti antichi, che aveva trovato nella sua villa nel comune di Isnello.</p>
<p>La lettera datata 24 dicembre 1876, viene riportata integralmente:</p>
<p>“Il sottoscritto compie il debito di significare alla S.V. Ill.ma i suoi ringraziamenti pel dono fatto a questo Museo, di una piccola pietra polita con buco nella parte superiore, dalla S.V. rinvenuta sul suolo nella sua Villa Baronia, Comune di Isnello, e di una pierreale di argento di Giovanni d’Aragona. Questo Istituto intento a raccogliere i monumenti dell’arte, non può trascurare di mettere assieme una classe di oggetti che van ritenuti tra i primi prodotti dell’industria umana. A tal fine si è incominciata una collezione dove figurano le armi e gli utensili di pietra, i vasi di terracotta, e tutto ciò che va ora compreso sotto il titolo di arte preistorica. In quella collezione avrà posto la piccola pietra dalla S.V. gentilmente donata. Ma di maggiore importanza è al certo l’altro suo dono del pierreale d’argento del re Giovanni. Il Museo di Palermo nella sua collezione delle monete dei re di Sicilia, possedeva già di quel monarca una bella moneta d’oro, ma difettava di un esemplare d’argento così grande come il suo; sicchè, se ora possiede quel pezzo, lo deve alla liberalità della S.V. Il Direttore: A.Salinas”</p>
<p>Bisogna ricordare che il Salinas, a cui è intitolato il museo di Palermo, proprio perché fu da lui quasi integralmente creato, di cui egli fu direttore, era nato nel 1841 e morì nel 1914. Fu rinomato archeologo e numismatico, a soli 26 anni gli fu attribuita la cattedra di archeologia all’Università di Palermo, fu preside della facoltà e rettore dell’Università. Era stato sottotenente al seguito di Garibaldi al Volturno e a Capua. Viaggiò spesso all’estero per i suoi studi, come in Francia, Germania, Grecia. Proprio qui fu il primo ad illustrare i monumenti sepolcrali del Ceramico di Atene. Durante tutta la sua vita scrisse più di cento opere di grande rilevanza storica ed archeologica sugli scavi da lui condotti in Sicilia, a Selinunte, Solunto, Mozia, Agrigento.</p>
<p>Questa lettera scritta da lui e pubblicata sul Giornale di Sicilia quasi centotrent’anni fa, proprio mentre rivestiva la carica di direttore del museo a lui poi intitolato, è una testimonianza importante per la storia culturale della città.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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