Eraclea Minoa

La leggenda narra che il nome Minoa fu messo per onorare la morte del re di Creta Minosse venuto in Sicilia per vendicarsi dell’architetto ateniese Dedalo, colpevole di aveva favorito la moglie di Minosse, Pasifae a congiungersi con un toro, dal quale accoppiamento contro natura nacque il Minotauro, come già detto. Il sito dell’ antica Heraclea Minoa, sulla sinistra del Fiume Platani (antico Halikos) è denominato Capobianco proprio perché si protende sul mare una lingua di terra di roccia marmorea all’ estremità sud-occidentale dell’ altopiano su cui si estendeva la città antica. In età storica Minoa è citata da Erodoto come colonia selinuntina, a proposito della spedizione spartana di Dorieo in Sicilia, dopo il cui fallimento Eurileonte occupa la città (fine del VI sec. a.C.). Intorno a quel tempo si colloca il successo agrigentino su Minoa. Successivamente a questi avvenimenti Minoa dovette cadere stabilmente in potere ad Akragas per tutto… leggi tutto

Giuseppe Pitre’

Nella primavera di quest’anno ricorre il centenario della morte di tre grandi siciliani che hanno rappresentato un punto di riferimento per la cultura isolana. Si tratta di Salvatore Salamone Marino, Giuseppe Pitre’, Gioacchino Di Marzo. Ciascuno di loro ha contribuito notevolmente a diffondere la conoscenza delle tradizioni siciliane, a conservarne la memoria nel tempo. È opportuno illustrare per ognuno di loro quali furono i meriti che li distinse. In questo primo intervento si parlerà di Giuseppe Pitre’, forse il più noto dei tre, anche perché oggi esiste l’omonimo museo a Palermo da lui fondato. Giuseppe Pitre’ nasce a Palermo il 21 dicembre del 1841. Era figlio di un marinaio che morì di febbre gialla in America a New Orleans dove era emigrato. Rimase orfano giovanissimo. Apparteneva a una famiglia modesta che tuttavia non trascuro’ la sua educazione. La madre infatti gli inculco’ principi ispirati alla libertà. Nel 1860, allo scoppio… leggi tutto

Pirandello e lo zolfo

Dovendo parlare dello zolfo, non si può prescindere dall’importanza culturale che esso ha rappresentato per gli scrittori siciliani, come ad esempio per il grande Luigi Pirandello. Bisogna considerare due aspetti: uno riguarda il territorio, il bacino solfifero, le vie di comunicazione per il trasporto dello zolfo, il molo di Porto Empedocle, la linea ferrata Palermo-Agrigento; l’altro è incentrato sull’attività della famiglia di Pirandello, sulla gestione delle miniere e nel commercio dello zolfo. In molte novelle pirandelliane lo zolfo è motivo ispiratore. La miniera ed il suo mondo fanno da sfondo alla produzione letteraria di Pirandello. Fu grazie proprio ai proventi ottenuti con la gestione di miniere da parte del padre, che il giovane Luigi potè studiare fuori. L’improvviso dissesto finanziario fu causato a seguito dell’allagamento della zolfara gestita dal padre Stefano. A questo punto Luigi, costretto dalle circostanze, deve procurarsi da vivere scrivendo. La letteratura diventa dunque una scelta obbligata… leggi tutto

Zucca, mele e pistaccho

Nella mitologia greca i Ciclopi sono di tre specie. I Ciclopi Urani, figli di Urano e Gaia, i Ciclopi Siciliani, compagni di Polifemo, che si trovano nell’Odissea, i Ciclopi costruttori. I Ciclopi Urani fanno parte della prima generazione divina, quella dei Giganti. Hanno un solo occhio, e sono abili nella manualità per forza e abilità. Si chiamano Bronte, Sterope o Asterope e Arge, detentori rispettivamente del Tuono, del Lampo e del Fulmine. Catturati da Urano, vengono liberati da Crono che poi li incatenerà nel Tartaro, fino a quando Zeus si servirà di loro, avvertito da un oracolo, per riportare la vittoria definitiva. Li libererà e in cambio otterrà il tuono, il lampo e il fulmine. Consegnarono ad Ade un elmo che lo rese invisibile, a Poseidone un tridente. Così affrontarono i Titani e li precipitarono nel Tartaro. Secondo la tradizione il Ciclope Bronte fondò l’omonima cittadina che si trova sull’Etna… leggi tutto

Un omicidio organizzato in America ed eseguito a Palermo

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NEW YORK: Ha appena lasciato la soleggiata città di Palermo e attraversato l’Oceano Atlantico per giungere a New York, portando con sé in valigia l’emblematica storia di un personaggio tanto datata nel tempo quanto affascinante. Annamaria Corradini, originaria di Enna, laureata in lettere classicheé la responsabile dell’Archivio storico e della Biblioteca della Provincia di Palermo, spazi in cui ama perdersi per riportare alla luce vicende e personaggi dimenticati. Molte le monografie scritte da Corradini spulciando antichi documenti. In ognuna racconta storie spesso impolverate dal passare del tempo come quella di Joe Petrosino che ha racchiuso in un libro dal titolo “L’omicidio di Joe Petrosino, misteri e rivelazioni” . La storia di Joe Petrosino è molto conosciuta e vissuta con sensibilità nella città di New York. Un agente di polizia italo americano che nei primi anni del Novecento si contraddistinse per la sua lotta all’ organizzazione di matrice mafiosa che imperava a Little Italy denominata “Mano… leggi tutto

Le carrozze a Palermo

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento era il tempo in cui le leziose dame palermitane sulle loro elegantissime carrozze, percorrevano le polverose strade cittadine, e questo mezzo di trasporto era ancora in auge quando nel periodo della Belle Epoque, Franca Florio bellissima e ammirata, regina del bel mondo dell’aristocratica società palermitana, attraversava in carrozza la città dominata dal liberty imperante. Quando si diffuse la carrozza a Palermo? Il Settecento rappresenta un grande momento per lo sviluppo delle carrozze a Palermo. Prima di allora, anche per la struttura stessa del tessuto viario urbano ed extraurbano, venivano impiegate soltanto portantine e lettighe, oltre alle tradizionali cavalcature. Le prime carrozze furono importate in Italia dall’Ungheria all’inizio del XVI secolo. A Palermo la prima fu portata dal reggente Vincenzo Percolla, secondo il marchese di Villabianca, nella prima metà del XVII secolo, tuttavia, dal “libro di cassa” del banchiere Nicolò Gentile, risulta… leggi tutto

Pasta ricotta e cannella

La fenice è un uccello leggendario originario dell’Etiopia, legato al culto del Sole presso gli Egizi. Dall’Egitto il mito si sarebbe diffuso anche in Grecia con  Erodoto. Dopo di lui poeti, mitografi, astrologi e naturalisti lo descrivono come un’aquila di notevoli dimensioni dal piumaggio  con colori vistosi: rosso fuoco, blu chiaro, porpora e oro. Non tutti gli autori concordano sulla divisione di questi colori, ma condividono il fatto che fosse un uccello più bello del pavone.  La leggenda della Fenice concerne la morte e la rinascita. Essendo unico nella sua specie, non può riprodursi come gli altri. Quando sente arrivare la fine, raduna piante aromatiche, incenso, amomo, cannella,  formando un nido. Esistono due versioni tramandate dai mitografi. Una afferma che l’uccello appicca il fuoco realizzando un rogo profumato. Da quelle ceneri nasce una nuova Fenice. L’altra invece narra che la Fenice si distenda sul nido e impregnandolo del proprio seme,… leggi tutto

A proposito dei Fasci Siciliani. Lettera di Mario Rapisardi a Napoleone Colajanni

Catania, 10 Febbraio 94. Carissimo Napoleone Colajanni, I tumulti recenti della Sicilia hanno, per le origini e gli effetti loro, una importanza sociale, che la facilità onde sono stati repressi non parrebbe loro concedere. Tu che li hai osservati con occhio di filosofo, moderati con accorgimento d’uomo politico e con cuore di cittadino, fai bene di consegnarli alla storia con quella serenità di giudizio, che alle coscienze intemerate non è difficile mantenere nei momenti più tempestosi e fra le passioni più vive. Due principali verità risultano, a parer mio, dalla notizia sincera dei fatti: la indipendenza dei moti siciliani da qualunque opera di partito, e la prepotenza d’un governo che vuol parer forte e non è. Non che essere eccitate e preparate dai socialisti, a me pare che, le ribellioni, determinate unicamente dalle condizioni specialissime dell’isola, dagli arbitri feudali dei proprietari, dalla spietata ingordigia delle amministrazioni, dalla miseria ineffabile dei… leggi tutto

I Fasci Siciliani

I Fasci siciliani furono un movimento di massa di ispirazione democratica e socialista, nato in Sicilia tra il 1891 e il 1893. Di essi fecero parte il proletariato urbano, braccianti agricoli, minatori ed operai industriali, artigiani, piccoli borghesi e una percentuale non indifferente di donne e ragazzi. Il movimento si sviluppa inizialmente nella parte orientale dell’isola, infatti il 1 maggio 1891 viene costituito il Fascio di Catania. A quel punto si ha una rapida diffusione in tutta la Sicilia, specialmente dopo la costituzione del fascio di Palermo, il 29 giugno 1892, con a capo Rosario Garibaldi Bosco e su modello della Camera del lavoro di Parigi Il 20 gennaio 1893 a Caltavuturo (PA) soldati e carabinieri sparano senza preavviso su una folla di 500 contadini di ritorno dall’occupazione simbolica di terre di demanio (13 morti). Nel maggio del 1893 si svolge il congresso di Palermo: partecipano 500 delegati di quasi… leggi tutto

Le frittelle della nonna

Anteo era un gigante, figlio di Poseidone e di Gaia. Abitava in Libia , non lontano da Utica secondo Lucano, in Marocco secondo la maggiorparte degli autori.Costringeva tutti i viaggiatori a lottare contro di lui. Dopo averli uccisi, ornava con le loro spoglie il tempio del padre. Anteo era invulnerabile finché stava a contatto con la terra  che era sua madre. Eracle, quando giunse in Libia, alla ricerca dei pomi d’oro, lottò contro di lui e lo soffocò sollevandolo sulle spalle. le frittelle oggi proposte sono molto semplici da preparare. Ingredienti per circa dieci frittelle: g. 100 di farina per dolci g. 75 zucchero di canna un bicchiere di latte due uova una bustina di lievito per dolci olio extra vergine di oliva una banana, o in alternativa una mela. Montare a parte gli albumi a neve aggiungendo un pizzico di sale. Sbattere i tuorli d’uovo con lo zucchero finché… leggi tutto

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